Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/144

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
138 canto


104
     Nessun degli altri fu di quel pensiero;
sí ch’a lei sola toccò a far partita.
Per mezzo i boschi e per strano sentiero
dunque ella se n’andò sola e romita.
Grifone il bianco et Aquilante il nero
pigliar con gli altri duo la via piú trita,
e giunsero a un castello il dí seguente,
dove albergati fur cortesemente.

105
     Cortesemente dico in apparenza,
ma tosto vi sentir contrario effetto;
che ’l signor del castel, benivolenza
fingendo e cortesia, lor dè ricetto;
e poi la notte, che sicuri senza
timor dormian, gli fe’ pigliar nel letto;
né prima li lasciò, che d’osservare
una costuma ria li fe’ giurare.

106
     Ma vo’ seguir la bellicosa donna,
prima, Signor, che di costor piú dica.
Passò Druenza, il Rodano e la Sonna,
e venne a piè d’una montagna aprica.
Quivi lungo un torrente, in negra gonna
vide venire una femina antica,
che stanca e lassa era di lunga via,
ma via piú afflitta di malenconia.

107
     Questa è la vecchia che solca servire
ai malandrin nel cavernoso monte,
lá dove alta giustizia fe’ venire
e dar lor morte il paladino conte.
La vecchia, che timore ha di morire
per le cagion che poi vi saran conte,
giá molti dí va per via oscura e fosca,
fuggendo ritrovar chi la conosca.