Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/146

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140 canto


112
     Ma poi che fu levato di sul colle
l’incantato castel del vecchio Atlante,
e che potè ciascuno ire ove volle,
per opra e per virtú di Bradamante;
costei, ch’agli disii facile e molle
di Pinabel sempre era stata inante,
si tornò a lui, et in sua compagnia
da un castello ad un altro or se ne giá.

113
     E sí come vezzosa era e mal usa,
quando vide la vecchia di Marfisa,
non si potè tenere a bocca chiusa
di non la motteggiar con beffe e risa.
Marfisa altiera, appresso a cui non s’usa
sentirsi oltraggio in qualsivoglia guisa,
rispose d’ira accesa alla donzella,
che di lei quella vecchia era piú bella;

114
     e ch’al suo cavallier volea provallo,
con patto di poi tòrre a lei la gonna
e il palafren ch’avea, se da cavallo
gittava il cavallier di ch’era donna.
Pinabel che faria, tacendo, fallo,
di risponder con l’arme non assonna:
piglia, lo scudo e l’asta, e il destrier gira,
poi vien Marfisa a ritrovar con ira.

115
     Marfisa incontra una gran lancia afferra,
e ne la vista a Pinabel l’arresta,
e sí stordito lo riversa in terra,
che tarda un’ora a rilevar la testa.
Marfisa, vincitrice de la guerra,
fe’ trarre a quella giovane la vesta,
et ogn’altro ornamento le fe’ porre,
e ne fe’ il tutto alla sua vecchia tòrre: