Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/147

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ventesimo 141


116
     e di quel giovenile abito volse
che si vestisse e se n’ornasse tutta;
e fe’ che ’l palafreno anco si tolse,
che la giovane avea quivi condutta.
Indi al preso camin con lei si volse,
che quant’era piú ornata, era piú brutta.
Tre giorni se n’andar per lunga strada,
senza far cosa onde a parlar m’accada.

117
     Il quarto giorno un cavallier trovaro,
che venía in fretta galoppando solo.
Se di saper chi sia forse v’è caro,
dicovi ch’è Zerbin, di re figliuolo,
di virtú esempio e di bellezza raro,
che se stesso rodea d’ira e di duolo
di non aver potuto far vendetta
d’un che gli avea gran cortesia interdetta.

118
     Zerbino indarno per la selva corse
dietro a quel suo che gli avea fatto oltraggio;
ma sí a tempo colui seppe via tòrse,
si seppe nel fuggir prender vantaggio,
sí il bosco e sí una nebbia lo soccorse,
ch’avea offuscato il matutino raggio,
che di man di Zerbin si levò netto,
fin che l’ira e il furor gli uscí del petto.

119
     Non potè, ancor che Zerbin fosse irato,
tener, vedendo quella vecchia, il riso:
che gli parea dal giovenile ornato
troppo diverso il brutto antiquo viso;
et a Marfisa, che le venia a lato,
disse:— Guerrier, tu sei pien d’ogni aviso,
che damigella di tal sorte guidi,
che non temi trovar chi te la invidi.