Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/149

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ventesimo 143


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     Suggiunse a lui Marfisa:— Al tuo dispetto
di levarmi costei provar convienti.
Non vo’ patir ch’un sí leggiadro aspetto
abbi veduto, e guadagnar nol tenti. —
Rispose a lei Zerbini — Non so a ch’effetto
l’uom si metta a periglio e si tormenti,
per riportarne una vittoria poi,
che giovi al vinto, e al vincitore annoi. —

125
     — Se non ti par questo partito buono,
te ne do un altro, e ricusar nol déi
(disse a Zerbin Marfisa): che s’io sono
vinto da te, m’abbia a restar costei;
ma s’io te vinco, a forza te la dono.
Dunque provian chi de’ star senza lei:
se perdi, converrá che tu le faccia
compagnia sempre, ovunque andar le piaccia. —

126
     — E cosí sia, — Zerbin rispose; e volse
a pigliar campo subito il cavallo.
Si levò su le staffe e si raccolse
fermo in arcione, e per non dare in fallo,
lo scudo in mezzo alla donzella colse;
ma parve urtasse un monte di metallo:
et ella in guisa a lui toccò l’elmetto,
che stordito il mandò di sella netto.

127
     Troppo spiacque a Zerbin l’esser caduto,
ch’in altro scontro mai piú non gli avvenne,
e n’avea mille e mille egli abbattuto:
et a perpetuo scorno se lo tenne.
Stette per lungo spazio in terra muto;
e piú gli dolse poi che gli sovenne
ch’avea promesso e che gli convenia
aver la brutta vecchia in compagnia.