Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/153

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ventesimo 147


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     E volto a lei con piú piacevol faccia,
la supplica, la prega, la scongiura
per gli uomini, per Dio, che non gli taccia
quanto ne sappia, o buona o ria ventura.
— Cosa non udirai che prò ti faccia
(disse la vecchia pertinace e dura):
non è Issabella, come credi, morta;
ma viva sí, ch’a’ morti invidia porta.

141
     È capitata in questi pochi giorni
che non n’udisti, in man di piú di venti;
sí che, qualora anco in man tua ritorni,
ve’ se sperar di córre il fior convienti, —
Ah vecchia maladetta, come adorni
la tua menzogna! e tu sai pur se menti.
Se ben in man de venti ell’era stata,
non l’avea alcun però mai violata.

142
     Dove l’avea veduta domandolle
Zerbino, e quando, ma nulla n’invola;
che la vecchia ostinata piú non volle
a quel c’ha detto aggiungere parola.
Prima Zerbin le fece un parlar molle,
poi minacciolle di tagliar la gola:
ma tutto è invan ciò che minaccia e prega:
che non può far parlar la brutta strega.

143
     Lasciò la lingua all’ultimo in riposo
Zerbin, poi che ’l parlar gli giovò poco;
per quel ch’udito avea, tanto geloso,
che non trovava il cor nel petto loco;
d’Issabella trovar si disïoso,
che saria per vederla ito nel fuoco:
ma non poteva andar piú che volesse
colei, poi ch’a Marfisa lo promesse.