Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/168

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162 canto


52
     Pien di paura e di dolor rimase
Filandro, poi che del suo error s’accorse.
Quasi il primo furor gli persuase
d’uccider questa, e stette un pezzo in forse:
e se non che ne le nimiche case
si ritrovò (che la ragion soccorse),
non si trovando avere altr’arme in mano,
coi denti la stracciava a brano a brano.

53
     Come ne l’alto mar legno talora,
che da duo venti sia percosso e vinto,
ch’ora uno inanzi l’ha mandato, et ora
un altro al primo termine respinto,
e l’han girato da poppa e da prora,
dal piú possente al fin resta sospinto:
cosí Filandro, tra molte contese
de’ duo pensieri, al manco rio s’apprese.

54
     Ragion gli dimostrò il pericol grande,
oltre il morir, del fine infame e sozzo,
se l’omicidio nel castel si spande;
e del pensare il termine gli è mozzo.
Voglia o non voglia, al fin convien che mande
l’amarissimo calice nel gozzo.
Pur finalmente ne l’afflitto core
piú de l’ostinazion potè il timore.

55
     Il timor del supplicio infame e brutto
prometter fece con mille scongiuri,
che faria di Gabrina il voler tutto,
se di quel luogo se partian sicuri.
Cosí per forza colse l’empia il frutto
del suo desire, e poi lasciar quei muri.
Cosí Filandro a noi fece ritorno,
di sé lasciando in Grecia infamia e scorno.