Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/184

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
178 canto


40
     Se n’accorse uno, e ne parlò con dui;
gli dui con altri, insin ch’al re fu detto.
Venne un fedel del re l’altr’ieri a nui.
che questi amanti fe’ pigliar nel letto;
e ne la ròcca gli ha fatto ambedui
divisamente chiudere in distretto:
né credo per tutto oggi ch’abbia spazio
il gioven, che non mora in pena e in strazio.

41
     Fuggita me ne son per non vedere
tal crudeltá; che vivo l’arderanno:
né cosa mi potrebbe piú dolere,
che faccia di sí bel giovine il danno;
né potrò aver giamai tanto piacere,
che non si volga subito in affanno,
che de la crudel fiamma mi rimembri,
ch’abbia arsi i belli e delicati membri.—

42
     Bradamante ode, e par ch’assai le prema
questa novella, e molto il cor l’annoi;
né par che men per quel dannato tema,
che se fosse uno dei fratelli suoi.
Né certo la paura in tutto scema
era di causa, come io dirò poi.
Si volse ella a Ruggiero, e disse:— Parme
ch’in favor di costui sien le nostr’arme.

43
     E disse a quella mesta: — Io ti conforto
che tu vegga di porci entro alle mura;
che se ’l giovine ancor non avran morto,
piú non l’uccideran, stanne sicura. —
Ruggiero, avendo il cor benigno scorto
de la sua donna e la pietosa cura,
sentí tutto infiammarsi di desire
di non lasciare il giovine morire.