Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/191

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ventesimosecondo 185


68
     Io v’ho giá detto che con tanta forza
l’incantato splendor negli occhi fere,
ch’ai discoprirsi ogni veduta ammorza,
e tramortito l’uom fa rimanere:
perciò, s’un gran bisogno non lo sforza,
d’un vel coperto lo solea tenere.
Si crede ch’anco impenetrabil fosse,
poi ch’a questo incontrar nulla si mosse.

69
     L’altro, ch’ebbe l’artefice men dotto,
il gravissimo colpo non sofferse.
Come tocco da fulmine, di botto
diè loco al ferro, e pel mezzo s’aperse;
diè loco al ferro, e quel trovò di sotto
il braccio ch’assai mal si ricoperse;
sí che ne fu ferito Sansonetto,
e de la sella tratto al suo dispetto.

70
     E questo il primo fu di quei compagni
che quivi mantenean l’usanza fella,
che de le spoglie altrui non fe’ guadagni,
e ch’alla giostra uscí fuor de la sella.
Convien chi ride, anco talor si lagni,
e Fortuna talor trovi ribella.
Quel da la ròcca, replicando il botto,
ne fece agli altri cavallieri motto.

71
     S’era accostato Pinabello intanto
a Bradamante, per saper chi fusse
colui che con prodezza e valor tanto
il cavallier del suo castel percusse.
La giustizia di Dio, per dargli quanto
era il merito suo, vi lo condusse
su quel destrier medesimo ch’inante
tolto avea per inganno a Bradamante.