Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/193

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ventesimosecondo 187


76
     Gli altri tre cavallier de la fortezza
intanto erano usciti in su la via;
et avean seco quella male avezza
che v’avea posta la costuma ria.
A ciascun di lor tre, che ’l morir prezza
piú ch’aver vita che con biasmo sia,
di vergogna arde il viso, e il cor di duolo,
che tanti ad assalir vadano un solo.

77
     La crudel meretrice ch’avea fatto
por quella iniqua usanza et osservarla,
il giuramento lor ricorda e il patto
ch’essi fatti l’avean, di vendicarla.
— Se sol con questa lancia te gli abbatto,
perché mi vòi con altre accompagnarla?
(dicea Guidon Selvaggio): e s’io ne mento,
levami il capo poi, ch’io son contento.—

78
     Cosí dicea Grifon, cosí Aquilante.
Giostrar da sol a sol volea ciascuno,
e preso e morto rimanere inante
ch’incontra un sol volere andar piú d’uno.
La donna dicea loro: — A che far tante
parole qui senza profitto alcuno?
Per tòrre a colui l’arme io v’ho qui tratti,
non per far nuove leggi e nuovi patti.

79
     Quando io v’avea in prigione, era da farme
queste escuse, e non ora, che son tarde.
Voi dovete il preso ordine servarme,
non vostre lingue far vane e bugiarde. —
Ruggier gridava lor: — Eccovi l’arme,
ecco il destrier c’ha nuovo e sella e barde:
i panni de la donna eccovi ancora:
se li volete, a che piú far dimora?