Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/265

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ventesimoquinto 259


8
     Perch’era conosciuta da la gente
quella donzella ch’avea in compagnia,
fu lasciato passar liberamente,
né domandato pure onde venia.
Giunse alla piazza, e di fuoco lucente,
e piena la trovò di gente ria;
e vide in mezzo star con viso smorto
il giovine dannato ad esser morto.

9
     Ruggier come gli alzò gli occhi nel viso,
che chino a terra e lacrimoso stava,
di veder Bradamante gli fu aviso,
tanto il giovine a lei rassimigliava.
Piú dessa gli parea, quanto piú fiso
al volto e alla persona il riguardava;
e fra sé disse: — O questa è Bradamante,
o ch’io non son Ruggier com’era inante.

10
     Per troppo ardir si sará forse messa
del garzon condennato alla difesa;
e poi che mal la cosa l’è successa,
ne sará stata, come io veggo, presa.
Deh perché tanta fretta, che con essa
io non potei trovarmi a questa impresa?
Ma Dio ringrazio che ci son venuto,
ch’a tempo ancora io potrò darle aiuto. —

11
     E sanza piú indugiar la spada stringe
(ch’avea all’altro castel rotta la lancia),
e adesso il vulgo inerme il destrier spinge
per lo petto, pei fianchi e per la pancia.
Mena la spada a cerco, et a chi cinge
la fronte, a chi la gola, a chi la guancia.
Fugge il popul gridando; e la gran frotta
resta o sciancata o con la testa rotta.