Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/267

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ventesimoquinto 261


16
     Averlo fatto poi ben le rincrebbe,
che ’l suo giardin disfar vide con esso.
Che strazio dunque, che ruina debbe
far or ch’in man di tal guerriero è messo?
Se mai Ruggier furor, se mai forza ebbe,
se mai fu l’alto suo valore espresso,
qui l’ebbe, il pose qui, qui fu veduto,
sperando dare alla sua donna aiuto.

17
     Qual fa la lepre contra i cani sciolti,
facea la turba contra lui riparo.
Quei che restaro uccisi, furo molti;
furo infiniti quei ch’in fuga andaro.
Avea la donna intanto i lacci tolti,
ch’ambe le mani al giovine legaro;
e come potè meglio, presto armollo,
gli diè una spada in mano e un scudo al collo.

18
     Egli che molto è offeso, piú che puote
si cerca vendicar di quella gente:
e quivi son sí le sue forze note,
che riputar si fa prode e valente.
Giá avea attufato le dorate ruote
il Sol ne la marina d’occidente,
quando Ruggier vittorioso e quello
giovine seco uscir fuor del castello.

19
     Quando il garzon sicuro de la vita
con Ruggier si trovò fuor de le porte,
gli rendè molta grazia et infinita
con gentil modi e con parole accorte,
che non lo conoscendo, a dargli aita
si fosse messo a rischio de la morte;
e pregò che ’l suo nome gli dicesse,
per sapere a chi tanto obligo avesse.