Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/275

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ventesimoquinto 269


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     e come poi dormendo in ripa all’acque,
la bella cacciatrice sopragiunse,
a cui la falsa sua sembianza piacque;
e come da la schiera la disgiunse.
Del lamento di lei poi nulla tacque,
che di pietade l’anima ci punse;
e come alloggiò seco, e tutto quello
che fece fin che ritornò al castello.

49
     Di Fiordispina gran notizia ebb’io,
ch’in Siragozza e giá la vidi in Francia,
e piacquer molto all’appetito mio
i suoi begli occhi e la polita guancia:
ma non lasciai fermarvisi il disio,
che l’amar senza speme è sogno e ciancia.
Or, quando in tal ampiezza mi si porge,
l’antiqua fiamma subito risorge.

50
     Di questa speme Amore ordisce i nodi,
che d’altre fila ordir non li potea,
onde mi piglia: e mostra insieme i modi
che da la donna avrei quel ch’io chiedea.
A succeder saran facil le frodi;
che come spesso altri ingannato avea
la simiglianza c’ho di mia sorella,
forse anco ingannerá questa donzella.

51
     Faccio o noi faccio? Al fin mi par che buono
sempre cercar quel che diletti sia.
Dei mio pensier con altri non ragiono,
né vo’ ch’in ciò consiglio altri mi dia.
Io vo la notte ove quell’arme sono
che s’avea tratte la sorella mia:
tolgole, e col destrier suo via camino,
né sto aspettar che luca il matutino.