Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/324

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318 canto


4
     Cosí gli amanti suoi l’avrian seguita,
come a Parigi, anco in ogn’altro loco;
ma fu questa avvertenza inavvertita
da Malagigi, per pensarvi poco:
e la Malignitá dal ciel bandita,
che sempre vorria sangue e strage e fuoco,
prese la via donde piú Carlo afflisse,
poi che nessuna il mastro gli prescrisse.

5
     Il palafren ch’avea il demonio al fianco,
portò la spaventata Doralice,
che non potè arrestarla fiume, e manco
fossa, bosco, palude, erta o pendice;
fin che per mezzo il campo inglese e franco,
e l’altra moltitudine fautrice
de l’insegne di Cristo, rassegnata
non l’ebbe al padre suo re di Granata.

6
     Rodomonte col figlio d’Agricane
la seguitaro il primo giorno un pezzo,
che le vedean le spalle, ma lontane:
di vista poi perderonla da sezzo,
e venner per la traccia, come il cane
la lepre o il capriol trovare avezzo;
né si fermar, che furo in parte, dove
di lei ch’era col padre ebbono nuove.

7
     Guardati, Carlo, che ’l ti viene adosso
tanto furor, ch’io non ti veggo scampo:
né questi pur, ma ’l re Gradasso è mosso
con Sacripante a danno del tuo campo.
Fortuna, per toccarti fin all’osso,
ti tolle a un tempo l’uno e l’altro lampo
di forza e di saper, che vivea teco;
e tu rimaso in tenebre sei cieco.