Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/339

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ventesimosettimo 333


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     Cosi scornato, di vergogna e d’ira
nel viso avampa, e par che getti fuoco;
e piú l’afflige il caso e lo martira,
poi che gli accade in sí palese loco.
Bramoso di vendetta si ritira,
a trar la scimitarra, a dietro un poco.
Mandricardo in sé tanto si confida,
che Ruggiero anco alla battaglia sfida.

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     — Venite pure inanzi amenduo insieme,
e vengane pel terzo Rodomonte,
Africa e Spagna e tutto l’uman seme;
ch’io son per sempremai volger la fronte.—
Cosí dicendo, quel che nulla teme,
mena d’intorno la spada d’Almonte;
lo scudo imbraccia, disdegnoso e fiero,
contra Gradasso e contra il buon Ruggiero.

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     — Lascia la cura a me (dicea Gradasso),
ch’io guarisca costui de la pazzia. —
— Per Dio (dicea Ruggier), non te la lasso,
ch’esser convien questa battaglia mia. —
— Va indietro tu!— Vavvi pur tu!— né passo
però tornando, gridan tuttavia;
et attaccossi la battaglia in terzo,
et era per uscirne un strano scherzo,

67
     se molti non si fossero interposti
a quel furor, non con troppo consiglio;
ch’a spese lor quasi imparar che costi
voler altri salvar con suo periglio.
Né tutto ’l mondo mai gli avria composti,
se non venia col re d’Ispagna il figlio
del famoso Troiano, al cui conspetto
tutti ebbon riverenzia e gran rispetto.