Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/356

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350 canto


132
     Il buono ostier, che fu dei diligenti
che mai si sien per Francia ricordati,
quando tra le nimiche e strane genti
l’albergo e’ beni suoi s’avea salvati,
per servir quivi, alcuni suoi parenti,
a tal servigio pronti, avea chiamati;
de’ quai non era alcun di parlar oso,
vedendo il Saracin muto e pensoso.

133
     Di pensiero in pensiero andò vagando
da se stesso lontano il pagan molto,
col viso a terra chino, né levando
sí gli occhi mai, ch’alcun guardasse in volto
Dopo un lungo star cheto, suspirando,
sí come d’un gran sonno allora sciolto,
tutto si scosse, e insieme alzò le ciglia,
e voltò gli occhi all’oste e alla famiglia.

134
     Indi roppe il silenzio, e con sembianti
piú dolci un poco e viso men turbato,
domandò all’oste e agli altri circonstanti
se d’essi alcuno avea mogliere a lato.
Che l’oste e che quegli altri tutti quanti
l’aveano, per risposta gli fu dato.
Domanda lor quel che ciascun si crede
de la sua donna nel servargli fede.

135
     Eccetto l’oste, fèr tutti risposta,
che si credeano averle e caste e buone.
Disse l’oste: — Ognun pur creda a sua posta
ch’io so ch’avete falsa opinione.
Il vostro sciocco credere vi costa
ch’io stimi ognun di voi senza ragione;
e cosí far questo signor deve anco,
se non vi vuol mostrar nero per bianco.