Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/394

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388 canto


36
     E quel s’armava, e se gli venia a opporre
ora su l’una, ora su l’altra riva;
che se ’l guerrier venia di vèr la torre,
su l’altra proda il re d’Algier veniva.
Il ponticello è il campo ove si corre;
e se ’l destrier poco del segno usciva,
cadea nel fiume, ch’alto era e profondo:
ugual periglio a quel non avea il mondo.

37
     Aveasi imaginato il Saracino,
che, per gir spesso a rischio di cadere
dal ponticel nel fiume a capo chino,
dove gli converria molt’acqua bere,
del fallo a che l’indusse il troppo vino,
dovesse netto e mondo rimanere;
come l’acqua, non men che ’l vino, estingua
l’error che fa pel vino o mano o lingua.

38
     Molti fra pochi dí vi capitaro:
alcuni la via dritta vi condusse,
ch’a quei che verso Italia o Spagna andaro
altra non era che piú trita fusse;
altri l’ardire, e, piú che vita caro,
l’onore, a farvi di sé prova indusse.
E tutti, ove acquistar credean la palma,
lasciavan l’arme, e molti insieme l’alma.

39
     Di quelli ch’abbattea, s’eran pagani,
si contentava d’aver spoglie et armi;
e di chi prima furo, i nomi piani
vi facea sopra, e sospendeale ai marmi:
ma ritenea in prigion tutti i cristiani;
e che in Algier poi li mandasse parmi.
Finita ancor non era l’opra, quando
vi venne a capitare il pazzo Orlando.