Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/458

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452 canto


8
     Tutte l’antique ingiurie gli remesse,
e seco in Arli ad Agramante il trasse.
Ben dovete pensar che gaudio avesse
il re di lei ch’ad aiutarlo andasse:
e del gran conto ch’egli ne facesse,
volse che Brunel prova le mostrasse;
che quel dí ch’ella gli avea fatto cenno,
di volerlo impiccar, fe’ da buon senno.

9
     Il manigoldo, in loco inculto et ermo,
pasto di corvi e d’avoltoi lasciollo.
Ruggier ch’un’altra volta gli fu schermo,
e che ’l laccio gli avria tolto dal collo,
la giustizia di Dio fa ch’ora infermo
s’è ritrovato, et aiutar non puollo:
e quando il seppe, era giá il fatto occorso;
sí che restò Brunel senza soccorso.

10
     Intanto Bradamante iva accusando
che cosí lunghi sian quei venti giorni,
li quai finiti, il termine era, quando
a lei Ruggiero et alla fede torni.
A chi aspetta di carcere o di bando
uscir, non par che ’l tempo piú soggiorni
a dargli libertade, o de l’amata
patria vista gioconda e disïata.


11
     In quel duro aspettare ella talvolta
pensa ch’Eto e Piròo sia fatto zoppo;
o sia la ruota guasta, ch’a dar volta
le par che tardi, oltr’all’usato, troppo.
Piú lungo di quel giorno a cui, per molta
fede, nel cielo il giusto Ebreo fe’ intoppo,
piú de la notte ch’Ercole produsse,
parea lei ch’ogni notte, ogni dí fusse.