Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/459

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trentesimosecondo 453


12
     Oh quante volte da invidiar le diero
e gli orsi e i ghiri e i sonnacchiosi tassi!
che quel tempo voluto avrebbe intero
tutto dormir, che mai non si destassi;
né potere altro udir, fin che Ruggiero
dal pigro sonno lei non richiamassi.
Ma non pur questo non può far, ma ancora
non può dormir di tutta notte un’ora.

13
     Di qua di lá va le noiose piume
tutte premendo, e mai non si riposa.
Spesso aprir la finestra ha per costume,
per veder s’anco di Titon la sposa
sparge dinanzi al matutino lume
il bianco giglio e la vermiglia rosa:
non meno ancor, poi che nasciuto è ’l giorno,
brama vedere il ciel di stelle adorno.

14
     Poi che fu quattro o cinque giorni appresso
il termine a finir, piena di spene
stava aspettando d’ora in ora il messo
che le apportasse: — Ecco Ruggier che viene. —
Montava sopra un’alta torre spesso,
ch’i folti boschi e le campagne amene
scopria d’intorno, e parte de la via
onde di Francia a Montalban si gía.

15
     Se di lontano o splendor d’arme vede,
o cosa tal ch’a cavallier simiglia,
che sia il suo disiato Ruggier crede,
e rasserena i begli occhi e le ciglia;
se disarmato o viandante a piede,
che sia messo di lui speranza piglia:
e se ben poi fallace la ritrova,
pigliar non cessa una et un’altra nuova.