Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/470

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464 canto


56
     Ma né questi ella, né alcun altro vuole,
ch’ai mondo in arme esser non creda il primo.
— Ch’abbiate fatto prove (lor dir suole)
in questi luoghi appresso, poco istimo;
e s’un di voi, qual fra le stelle il sole,
fra gli altri duo sará, ben lo sublimo:
ma non però che tenga il vanto parme
del miglior cavallier ch’oggi port’arme.

57
     A Carlo Magno, il quale io stimo e onoro
pel piú savio signor ch’al mondo sia,
son per mandare un ricco scudo d’oro,
con patto e condizion ch’esso lo dia
al cavalliero il quale abbia fra loro
il vanto e il primo onor di gagliardia.
Sia il cavalliero o suo vasallo o d’altri,
il parer di quel re vo’ che mi scaltri.

58
     Se, poi che Carlo avrá lo scudo avuto,
e l’avrá dato a quel sí ardito e forte,
che d’ogn’altro migliore abbia creduto,
che ’n sua si trovi o in alcun’altra corte,
uno di voi sará, che con l’aiuto
di sua virtú lo scudo mi riporte;
porrò in quello ogni amore, ogni disio,
e quel sará il marito e ’l signor mio. —

59
     Queste parole han qui fatto venire
questi tre re dal mar tanto discosto,
che riportarne lo scudo, o morire
per man di chi l’avrá, s’hanno proposto.
Ste’ molto attenta Bradamante a udire
quanto le fu da lo scudier risposto;
il qual poi l’entrò inanzi, e cosí punse
il suo cavallo, che i compagni giunse.