Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/66

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60 canto


100
     Com’ella vide Astolfo e Sansonetto,
ch’appresso le venian con l’arme indosso,
prodi guerrier le parvero all’aspetto;
ch’erano ambeduo grandi e di buono osso:
e perché di provarsi avria diletto,
per isfidarli avea il destrier giá mosso;
quando, affissando l’occhio piú vicino,
conosciuto ebbe il duca paladino.

101
     De la piacevolezza le sovenne
del cavallier, quando al Catai seco era:
e lo chiamò per nome, e non si tenne
la man nel guanto, e alzossi la visiera;
e con gran festa ad abbracciarlo venne,
come che sopra ogn’altra fosse altiera.
Non men da l’altra parte riverente
fu il paladino alla donna eccellente.

102
     Tra lor si domandaron di lor via:
e poi ch’Astolfo, che prima rispose,
narrò come a Damasco se ne gía,
dove le genti in arme valorose
avea invitato il re de la Soria
a dimostrar lor opre virtuose;
Marfisa, sempre a far gran pruove accesa,
—Voglio esser con voi (disse) a questa impresa.—

103
     Sommamente ebbe Astolfo grata questa
compagna d’arme, e cosí Sansonetto.
Furo a Damasco il dí inanzi la festa,
e di fuora nel borgo ebbon ricetto:
e sin all’ora che dal sonno desta
l’Aurora il vecchiarel giá suo diletto,
quivi si riposâr con maggior agio,
che se smontati fossero al palagio.