Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. III, 1928 – BEIC 1739118.djvu/186

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180 canto


12
     E cosí, poi che le astinenzie e i voti
devotamente celebrati fòro,
parenti, amici, e gli altri insieme noti
si cominciaro a convitar tra loro.
Dato restauro a’ corpi esausti e vóti,
abbracciandosi insieme lacrimoro,
tra loro usando i modi e le parole
che tra i piú cari al dipartir si suole.

13
     Dentro a Biserta i sacerdoti santi
supplicando col populo dolente,
battonsi il petto, e con dirotti pianti
chiamano il lor Macon che nulla sente.
Quante vigilie, quante offerte, quanti
doni promessi son privatamente!
quanto in publico templi, statue, altari,
memoria eterna de’ lor casi amari!

14
     E poi che dal Cadí fu benedetto,
prese il populo l’arme, e tornò al muro.
Ancor giacea col suo Titon nel letto
la bella Aurora, et era il cielo oscuro,
quando Astolfo da un canto, e Sansonetto
da un altro, armati agli ordini lor furo:
e poi che ’l segno che diè il conte udiro,
Biserta con grande impeto assaliro.

15
     Avea Biserta da duo canti il mare,
sedea dagli altri duo nel lito asciutto.
Con fabrica eccellente e singulare
fu antiquamente il suo muro construtto.
Poco altro ha che l’aiuti o la ripare;
che poi che ’l re Branzardo fu ridutto
dentro da quella, pochi mastri, e poco
potè aver tempo a riparare il loco.