Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. III, 1928 – BEIC 1739118.djvu/196

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190 canto


52
     — S’a disfidar s’ha Orlando, son quell’io
(rispose) a cui la pugna piú conviene:
e pronto vi sarò; poi faccia Dio
di me, come gli pare, o male o bene. —
— Faccián (disse Gradasso) al modo mio,
a un nuovo modo ch’in pensier mi viene:
questa battaglia pigliamo ambedui
incontra Orlando, e un altro sia con lui. —

53
     — Pur ch’io non resti fuor, non me ne lagno
(disse Agrainante), o sia primo o secondo:
ben so ch’in arme ritrovar compagno
di te miglior non si può in tutto ’l mondo. —
— Et io (disse Sobrin) dove rimagno?
E se vecchio vi paio, vi rispondo
ch’io debbo esser piú esperto; e nel periglio
presso alla forza è buono aver consiglio. —

54
     D’una vecchiezza valida e robusta
era Sobrino, e di famosa prova;
e dice ch’in vigor l’etá vetusta
si sente pari alla giá verde e nuova.
Stimata fu la sua domanda giusta;
e senza indugio un messo si ritrova,
il qual si mandi agli africani lidi,
e da lor parte il conte Orlando sfidi;

55
     che s’abbia a ritrovar con numer pare
di cavallieri armati in Lipadusa.
Una isoletta è questa, che dal mare
medesmo che li cinge, è circonfusa.
Non cessa il messo a vela e a remi andare,
come quel che prestezza al bisogno usa,
che fu a Biserta; e trovò Orlando quivi,
ch’a’ suoi le spoglie dividea e i captivi.