Pagina:Ariosto - Orlando furioso, secondo la stampa del 1532, Roma 1913.djvu/49

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canto secondo 15

 [78]
E questo hanno causato due fontane
     Che di diverso effetto hanno liquore,
     Ambe in Ardenna, e non sono lontane:
     D’amoroso disio l’una empie il core;
     Chi bee de l’altra, senza amor rimane,
     E volge tutto in ghiaccio il primo ardore.
     Rinaldo gustò d’una, e amor lo strugge;
     Angelica de l’altra, e l’odia e fugge.
     
 [79]
Quel liquor di secreto venen misto,
     Che muta in odio l’amorosa cura,
     Fa che la donna che Rinaldo ha visto,
     Nei sereni occhi subito s’oscura;
     E con voce tremante e viso tristo
     Supplica Sacripante e lo scongiura
     Che quel guerrier più appresso non attenda,
     Ma ch’insieme con lei la fuga prenda.
     
 [80]
— Son dunque (disse il Saracino), sono
     Dunque in sì poco credito con vui,
     Che mi stimiate inutile e non buono
     Da potervi difender da costui?
     Le battaglie d’Albracca già vi sono
     Di mente uscite, e la notte ch’io fui
     Per la salute vostra, solo e nudo,
     Contra Agricane e tutto il campo, scudo? —
     
 [81]
Non risponde ella, e non sa che si faccia,
     Perché Rinaldo ormai l’è troppo appresso,
     Che da lontan al Saracin minaccia,
     Come vide il cavallo e conobbe esso,
     E riconohbe l’angelica faccia
     Che l’amoroso incendio in cor gli ha messo.
     Quel che seguì tra questi duo superbi
     Vo’ che per l’altro canto si riserbi.


 [78]
E queſto hanno cauſato due fontane
     Che di diuerſo effetto hanno liquore,
     Ambe in Ardenna, e nō ſono lontane:
     D’amoroſo diſio l’una empie il core:
     Chi bee de l’altra ſenza amor rimane
     E volge tutto in ghiaccio il primo ardore
     Rinaldo guſto d’una, e Amor lo ſtrugge
     Angelica de l’altra, e l’odia e fugge.
     
 [79]
Quel liquor di ſecreto venen miſto
     Che muta in odio l’amoroſa cura
     Fa che la dōna che Rinaldo ha viſto
     Ne i ſereni occhi ſubito ſ’oſcura,
     E cō voce tremante e viſo triſto
     Supplica Sacripante e lo ſcōgiura
     Che quel guerrier piu app̄ſſo nō attenda:
     Ma ch’inſieme cō lei la fuga prenda.
     
 [80]
Son dunque (diſſe il Saracino) ſono
     Dunque in ſi poco credito cō vui?
     Che mi ſtimiate inutile, e nō buono
     Da poterui difender da coſtui?
     Le battaglie d’Albracca gia vi ſono
     Di mente vſcite? e la notte ch’io fui
     Per la ſalute voſtra ſolo e nudo
     Cōtra Agricane e tutto il campo ſcudo?
     
 [81]
Nō riſponde ella, e nō ſa che ſi faccia
     Percħ Rinaldo ormai l’e troppo app̄ſſo
     Che da lōtano al Saracin minaccia
     Come vide il cauallo, e conobbe eſſo,
     E riconohbe l’angelica faccia
     Che l’amoroſo incēdio ī cor gli ha meſſo
     Quel che ſegui tra queſti duo ſuperbi
     Vo che per laltro canto ſi riſerbi.


CANTO SECONDO


 
 [1]
Ingiustissimo Amor, perché sì raro
     Corrispondenti fai nostri desiri?
     Onde, perfido, avvien che t’è sì caro
     Il discorde voler ch’in duo cor miri?
     Gir non mi lasci al facil guado e chiaro,
     E nel più cieco e maggior fondo tiri:
     Da chi disia il mio amor tu mi richiami,
     E chi m’ha in odio vuoi ch’adori ed ami.
     
 [2]
Fai ch’a Rinaldo Angelica par bella,
     Quando esso a lei brutto e spiacevol pare:
     Quando le parea bello e l’amava ella,
     Egli odiò lei quanto si può più odiare.
     Ora s’affligge indarno e si flagella;
     Così renduto ben gli è pare a pare:
     Ella l’ha in odio, e l’odio è di tal sorte,
     Che piu tosto che lui vorria la morte.
     
 [3]
Rinaldo al Saracin con molto orgoglio
     Gridò: — Scendi, ladron, del mio cavallo!
     Che mi sia tolto il mio, patir non soglio,
     Ma ben fo, a chi lo vuol, caro costallo:
     E levar questa donna anco ti voglio;
     Che sarebbe a lasciartela gran fallo.
     Sì perfetto destrier, donna sì degna
     A un ladron non mi par che si convegna. —
     



CANTO SECONDO


 [1]
Ingiuſtiſſimo Amor perche ſi raro
     Corriſpondenti fai noſtri deſiri:
     Onde perfido auuien che t’e ſi caro
     Il diſcorde voler ch’in duo cor miri?
     Gir non mi laſci al facil guado e chiaro
     E nel piu cieco e maggior fondo tiri,
     Da chi diſia il mio amor tu mi richiami
     E chi m’ha in odio vuoi ch’adori & ami.

 [2]
Fai ch’a Rinaldo Angelica par bella
     Quādo eſſo a lei brutto e ſpiaceuol par̄
     Quando le parea bello e l’amaua ella
     Egli odio lei quanto ſi puo piu odiare,
     Hora s’affligge indarno: e ſi flagella:
     Coſi renduto ben gli e pare a pare
     Ella l’ha in odio, e l’odio e di tal ſorte
     Che piu toſto che lui vorria la morte.

 [3]
Rinaldo al Saracin cō molto orgoglio
     Grido, scendi ladron del mio cauallo,
     Che mi ſia tolto il mio patir nō ſoglio
     Ma ben fo a chi lo vuol caro coſtallo:
     E leuar queſta dōna anco ti voglio
     Che ſarebbe a laſciartela gran fallo:
     Si perfetto deſtrier, dōna ſi degna
     A vn ladron nō mi par che ſi cōuegna.