Pagina:Aristofane - Commedie, Venezia 1545.djvu/475

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LE CONGREGANTI
Cr.
Volesse dio che l’havessi havuto, ma son stà l’ultimo à andargli: però niente mi vergogno, se non per il sacco da’l pane.
B.
Che causa è questa?
Cr.
La grandissima moltitudine de gli huomini, quanta si spessa mai venne, quanta si spessa mai venne in Pnica. e certamente tutti i pelacani gli assomigliano vedendoli essiloro. non si potea vedere il concilio per la gran gente. onde non ho potuto havere, ne io, ne gli altri che gli erano spessi.
Ble.
N’anche io se vi andassi ne haverei.
Co.
La causa? n’anche per Giove se à l’hora fusti venuto, quando cantò il gallo la seconda volta.
Ble.
O misero Antiloco piagne, mò. son io vivo co’l Triobolo, che la cosa mia è ispedita. ma onde è questo, che tanta cosa di moltitudine à quest’hora s’è congregata?
Co.
Che altro, se non ch’è parso à i governatori ragionare, e trar sentenza circa à la salute de la cità? Primamente Neoclide losco salò su, poi il popolo rigridò (che pensitu?) che non voleva udir costui con sua eloquenza, e massime sendo cerca la salute, che egli non s’ha saputo salvarsi le palpebre de gli occhi. e egli rigridando, e guardandosi à torno disse, che dunque bisogna ch’io faccij?
Ble.
Se io gli fusse stato, gli haverei detto la ricetta. Trita de l’aglio con latte di fico, imponendoli la