Pagina:Aristofane - Commedie, Venezia 1545.djvu/488

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D’ARISTOFANE. 244
P.
Che sarà da far questo?
B.
Che modo di vivere farai?
P.
Commune à tutti. imperoche io dico che voglio fare la cità una sola habitatione, rompendo ogni cosa insieme, à ciò che si congiungino trà se.
B.
La cena dove parecchiarai?
B.
Pallazzi giudicali e portichi, saroli tutti luochi da mangiare.
B.
Che banca ti sarà utile?
P.
Metterò giu le tazze e l’hydrie, e gli sarà il cantare d’i putti che cantaranno gli huomini forti e galiardi ne la guerra, e se alcun sarà timido, che non cenino per vergogna.
B.
Per Apolline, generosa cosa. i giudicij sortiti dove li volgerai?
P.
Li metterò ne’l palazzo. e poi convenientemente per sorte elegerò tutti fin che sapendo il sortito, ei se ne parta, alegrandosi in che lettera egli ceni. et il precone seguirà li cenanti da la Beta fin’al portico regale. e Theta apresso di se istessa, questi da’l Cappa, a’l portico dove vendono le farine, à ciò che s’inchinino giu.
B.
Per Giove, ma che ivi cenino quelli, à li quali non sia cavata la lettera presso à la quale debino cenare. tutti li minacciano.
P.
Questo non è presso di noi. imperò che à tutti daremo cose abundanti, che ogniuno ebriaco con essa corona se ne vaga à pigliare la face. Et le donne