Pagina:Aristofane - Commedie, Venezia 1545.djvu/492

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D’ARISTOFANE. 246
Fid.
Questo non è cosa de la patria.
Huo.
Bisogna che noi solamente il cogliamo su.
Fid.
Per Giove, e i dei (il conoscerai da le mani, e da le statue) quando preghiamo che ne dijno de’l bene stanno estendendo la mano in su rivolta, non come per dar alcuna cosa, ma come per pigliarne.
Huo.
O infelice de gli huomini, lasciami far qualche cosa eccellentemente, queste cose sono da esser date. dov’è il mio ligame?
Fid.
Certamente il portarai.
Huo.
Cosi per Giove, e hormai legaro questi doi tripiè insieme.
Fid.
Questo è di stoltitia, à non aspettare gli altri, che se faciano poi.
Huo.
Che fai?
Fid.
Tardar è meglio e aspettar un poco.
Fid.
A che fine?
Huo.
Se spesso avenisse il terremoto, ò il fuoco evitabile, ò che’l passasse la gatta, cessariano da portare ò tu intuonato.
Huo.
Haverò à grato, se non haverò, dove debia mettere queste cose.
Fid.
Non certo le pigliarai, d’onde (confidati) le deponerai, anchora che vieni il primo.
Huo.
Perche?
Fid.
So ben io, à costoro che sentenze veloci fanno, quai cose gli pareranno, negando queste cose.