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Pagina:Aristofane - Commedie, Venezia 1545.djvu/605

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LA LISISTRATA
La. Lasciatelo. non disputar niente de le gambe.

At. Hor voglio arare nudo e spoliato.
La. Et io stercorar la terra primamente per li Dij.
Li. Poi che sarete conciliati, e haverete fatto i patti farete questo. e se vi pare far questo, consigliatevi e andate a communicarlo cò i compagni.
At. O tu con che compagni? siamo incitati da la libidine. non pareranno quelle istesse cose à i compagni nostri, d’haver à far con tutte? per i dei, à li nostri.
At. Per Giove, à i Caristij.
Li. Ben dicete. dunque à ciò che castamente vi diportiate, e che noi donne vi allogiamo ne la cità con quello che havemo ne le ciste, datevi il giuramento e la fede iscambievolmente, e poi ogniuno pigliandosi sua moglie se n’andarà.
At. Ma andiamo tosto tosto.
La. Horsu come vuoi?
At. Per Giove prestissimamente.

Li. De le varie vesti, e clamidi, e tunice scarlatine, e d’oro ch’io godo, non ho io invidia à farle havere e darle à questi giovenetti, che egli è mia figlia che di veruno sarà canestrifera. Dicovi à tutti voi che vi togliate dentro d’i mei denari. e niente è cosi serato che’l non possiate aprire, et pigliar di quelle cose che vi son dentro. e nessuno vederà nulla, se alcun non vede più acutamente di me. e s’alcuno di voi non hà pane, e che nodrisca famiglij e moglie, figlioletti piccioli, io

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