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camera dei deputati — sessione del 1861


portava vittoriosa la bandiera dell’italica libertà sopra tutti i mari; e mi sia conceduto, terminando, di rivolgere a questo glorioso Monarca le parole che a Cola di Rienzo mandava Francesco Petrarca: (Applausi prolungati dalla Camera e dalle gallerie)

pepoli g. Domanderei la parola per una mozione d’ordine, in nome della Commissione.

presidente. Ha facoltà di parlare.

pepoli g.. Ho chiesto la parola non per combattere gli argomenti svolti dall’onorevole preopinante, ma per insistere vivamente in nome della Commissione sull’opportunità di votare questa legge, quasi direi per acclamazione.

Se negli uffizi si manifestarono opinioni differenti sulla forma, nella sostanza fummo tutti d’accordo. Quindi parve alla Commissione unanime che le modificazioni potessero essere svolte e dibattute allorquando sarebbe presentata al Parlamento la legge per l’intestazione degli atti del Governo. L’opportunità politica di votare questa legge prontamente mi pare ora evidente.

Essa esprime un sentimento intimo della coscienza, essa risponde al desiderio delle provincie di cui noi qui siamo rappresentanti, ed al desiderio affannoso di quelle che aspettano che con questa legge affermiamo il diritto che il nuovo regno ha sovr’esse.

Se fosse rimasta in alcuni dubbiezza, le parole che ieri suonarono, che oggi forse suoneranno nel corpo legislativo francese, ci fanno un dovere d’inviare a quegli oratori, che negarono la nostra concordia, pronta e solenne risposta. (Bravo! Bene!)

Combattendo la politica del magnanimo nostro alleato, negando la simpatia che la Francia prova per la nostra causa, essi osano parlare all’Italia di confederazione, osano contestare il senno civile e la concordia che ha presieduto al nostro rinnovamento, osano negare quell’affezione che ci lega con nodi indissolubili al nostro Re ed alla sua gloriosa dinastia. (Vivi segni di approvazione)

Signori, a che dunque più indugiare? La legge che ci si propone corona nella persona del Re l’intera nazione, essa apre una nuova era per la patria, apre un nuovo diritto pubblico europeo, lacera i trattati del 1815, inizia una serie di avvenimenti che mostrano di voler cangiare l’antica Europa, l’Europa del diritto divino organizzata dal dispotismo in Vienna, colla nuova Europa, l’Europa delle nazionalità, organizzata dal libero suffragio dei popoli, dal libero voto dei Parlamenti. (Applausi)

ranieri. Chiedo di parlare per una mozione d’ordine.

presidente. Sarà breve?

ranieri. Brevissimo.

presidente. Ha facoltà di parlare.

ranieri. Dalla lettura della relazione della nostra esimia Commissione si deduce essere stata mente della maggioranza degli uffizi e di essa medesima Commissione: 1° che il diritto di Vittorio Emanuele II al regno d’Italia viene dal potere costituente della nazione e dei vari plebisciti; 2° che la formola della legge che oggi votiamo non corrisponde all’essenza vera della monarchia rinnovellata dal suffragio universale; 3° che immediatamente sarà presentata la legge sulla intestazione degli atti, la quale corrisponderà a quella essenza, e sarà il compimento della legge presente; 4° che tutte le questioni correlative alla medesima sono, per dichiarazione espressa del Ministero, riservate alla discussione di

quella legge di compimento; 5° che questo giorno è un’oasis nel deserto della storia, una poesia di essa storia, una dimenticanza del passato, un sottrarsi alle preoccupazioni dell’avvenire; 6° che la legge che ora votiamo altro non è che un grido di entusiasmo che dice: Io sono l’Italia.

Poste le cose così, io sento sciolta la mia coscienza da tutti i legami che la costringevano, e voto la legge per entusiasmo.

mandoi-albanese. Chiedo di parlare per motivare il mio voto.

presidente. Scusi, se le concedo di parlare finirà per interrompersi l’ordine della discussione. (Ai voti!)

Converrebbe che qualche deputato proponesse che si voti senz’altro: se non si fa questa proposta, io debbo concedere la parola agli oratori inscritti.

sanguinetti. Io propongo che si voti la chiusura della discussione.

di cavour c., presidente del Consiglio. Chiederei di dire alcune parole appunto sull’ordine della discussione (Vivi segni di attenzione), augurandomi che queste osservazioni possano avere tanta efficacia da indurre l’onorevole oratore che esordì in questa discussione a rimandare ad occasione più opportuna l’esame degli argomenti che ci svolse con tanta eloquenza.

Non entrerò nella questione di merito sollevata dall’onorevole deputato Brofferio, non esaminerò se la formola da lui proposta in sostituzione di quella ch’è sottoposta alla vostra approvazione sia migliore, se esprima più ampiamente il sentimento della nazione in questa circostanza. Mi limiterò a rispondere a ciò che nel suo discorso può considerarsi come questione estranea al merito della legge, e che in nulla pregiudica le deliberazioni della Camera sopra la questione da lui sollevata.

L’onorevole deputato Brofferio avrebbe desiderato che questa legge fosse sorta dall’iniziativa parlamentare, e, per tradurre in atto questo desiderio, egli fa la proposta di una nuova legge.

Potrei opporgli la questione pregiudiziale, perocchè non è lecito ad un deputato d’improvvisare una proposta di legge; può bensì proporre un emendamento, anche amplissimo, sopra un disegno di legge, ma non può negare il diritto della Corona all’iniziativa parlamentare. Laonde, se la Camera sancisse questo principio, farebbe atto molto pericoloso. La Camera ha stabilito col suo regolamento le norme, giusta le quali i deputati debbono esercitare la propria iniziativa, e fra queste norme vi è quella che la proposta debba essere presentata prima agli uffizi, che la lettura ne venga autorizzata dalla Camera, e che quindi la proposta venga in pubblica seduta discussa.

Ciò stante, io non posso riconoscere all’onorevole deputato Brofferio la facoltà di respingere un progetto di legge e di proporne un nuovo. Se egli vuole esercitare il diritto di emendamento, lo può con grande larghezza; non sarà mai il Ministero che cercherà di restringerlo in angusti limiti; ma io ritengo che la Camera non si associerà alle censure che l’onorevole Brofferio faceva al Ministero, per aver preso l’iniziativa in questa solenne circostanza.

Signori, io mi unisco pienamente alle eloquenti parole del relatore della Commissione, quando egli proclama la parte che tutti gli Italiani hanno avuto nel gran dramma del nostro risorgimento; ma mi sia pur lecito il dirlo, e proclamarlo con profonda convinzione: negli ultimi avvenimenti l’iniziativa fu presa dal Governo del Re. (Segni generali di approvazione) Io risponderò all’onorevole Brofferio che fu il Go-