Pagina:Baccini - Memorie di un pulcino, Bemporad & Figlio, Firenze, 1918.djvu/29

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 23 —


Il nostro ospite però con me se l’era sempre detta; onde confesso che questa preferenza mi aveva toccato il cuore, e chi sa quel che avrei pagato a fargli capire che un po’ di bene glie lo volevo io pure; poverino! mi faceva tanta compassione!

O che non sarebbe stata una bella cosa a farlo diventare un po’ più buono? Mi sarei messo all’opera tanto volentieri!

Ma sì! un giorno che mi arrischiai a confidare i miei pensieri alla mamma, mi rispose queste precise parole:

— Figliuol mio, c’era una volta un dabben uomo a cui andarono a male certe belle frutta, ch’ei teneva in serbo per regalare agli amici: il sempliciotto pensò allora di metterle insieme ad altre che per freschezza e bontà erano una delizia; «Così» disse fra sè, «anche le cattive mi diventeranno buone.»

Non l’avesse mai fatto!

Dopo una diecina di giorni andò a vederle, e le trovò tutte bacate e mézze che era una pietà.

Così avviene, figliuol mio, a’ buoni che praticano i cattivi; e’ divengono come loro, e peggio.

Dunque regolati; non ti dico d’essere sgarbato con quella povera bestia che alla fine è disgraziata la sua parte; (ti par poco il non saper farsi benvolere da nessuno?) ma però sta’a te, e a qualunque cosa che ti dica, rispondi cortese, ma breve. —