Pagina:Balbo, Cesare – Della storia d'Italia dalle origini fino ai nostri giorni, Vol. I, 1913 – BEIC 1740806.djvu/165

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della signoria degli imperatori e re 159


a’ greci; ma il lento imperatore non iscende se non al fine del 1021. Entra quindi con un grand’esercito in Benevento, fa riconoscer il suo imperio da que’ duchi e dagli altri longobardi, e da Napoli ed altre cittá greche e libere; e distribuiti colá contadi e castelli, risale a Toscana, a Lombardia, a Germania [1022]; dov’egli muore nel 1024. Egli e la imperatrice sua Cunegonda furono poi amendue santificati. E, morti senza figliuoli, terminò la casa imperiale e reale di Sassonia.

13. La casa de’ Franconi o Ghibellini. Corrado il salico [1024-1039]. — Incomincia quindi la nuova casa detta de’ Vibellini, o Ghibellini, dal castello di Weibelingen lor culla, e de’ Franconi, dalla provincia dove eran cresciuti e fattisi duchi prima di salire al regno ed all’imperio. E perché le mutazioni di dinastie sogliono essere insieme effetti e cause di nuove condizioni nazionali, perciò da esse si dividono opportunamente le storie di parecchie altre nazioni, e perciò parecchi storici imitatori cosí dividon la nostra. Ma molto inopportunamente questi, a parer mio. Perciocché, quando i re son di due nazioni, le mutazioni di dinastie si fanno secondo le mutazioni della nazione dov’elle sono nazionali, e non di quella dove elle sono straniere; ondeché queste mutazioni di dinastie, patite e non fatte da noi, non sono se non segno nuovo di solita sofferenza e non di mutazioni nazionali nostre. Le quali poi in Italia venner da altro, e appunto in bel mezzo della presente dinastia. — Eletto dunque re in Germania Corrado duca di Franconia, egli rimaneva, secondo il diritto germanico, re d’Italia. Ma non secondo il diritto italico. I tedeschi eran venuti piú e piú a noia. Appena saputa la morte di Arrigo il santo, i pavesi avean a furia di popolo distrutto il palazzo regio di lor cittá. Quindi Maginfredo conte e marchese di Torino, Alrico vescovo d’Asti fratello di lui, i marchesi d’Este ed altri grandi offrono la corona a Roberto re di Francia, secondo de’ Capezi, per lui o suo figlio; e rifiutati, a Guglielmo duca d’Aquitania pur per lui o suo figlio; e il duca viene a Italia, guarda, esamina, e va via. Tanto era caduta ancor da vent’anni la misera corona, non piú osata cingere da nessuno di que’ marchesi italiani, portata fuori ad offrir qua e