Pagina:Balbo, Cesare – Della storia d'Italia dalle origini fino ai nostri giorni, Vol. I, 1913 – BEIC 1740806.djvu/86

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80 libro terzo

delle dispute di Chiesa e dell’eresie; tanto che, come succede, egli forse vi s’imbrattò. Del resto, convertí a templi cristiani molti idolatri ed altri edifizi civili, e parecchi ne edificò; e molte chiese arricchí, principalmente quella di Roma. Del che, mi perdonino Dante e i ghibellini antichi, mi perdonino i protestanti e protestantizzanti moderni, io non lo so parimente biasimare: perché, se è vero che il cristianesimo sia non solamente religione ma civiltá, abbia non solamente il maggior ufficio di condur gli uomini al cielo, ma anche quello minore e pur grande di condurli intanto sulla terra alla civiltá, era, è, e sará pur sempre conseguente e necessario ch’egli avesse ed abbia a ciò mezzi terreni, diversi secondo le etá, ma durati e duraturi in tutte. Né gli abusi debbon toglier l’uso; ché altrimenti si toglierebbe quello della religione stessa, abusata or da ecclesiastici e pur da secolari, or da amici e pur da nemici di lei. — Costantinopoli, ei la fondò, dicesi, per odio a Roma ostinata nella religione antica; ma forse meglio per avere una grande, degna ed opportuna residenza a quell’imperio orientale giá istituito da Diocleziano, giá indispensabile contro ai goti, i piú vicini e piú formidabili minacciatori di tutto il mondo romano. Che tal fondazione, tal sito fossero opportunissimi, è dimostrato dal fatto, dall’esser caduta poi Roma, non Costantinopoli mai, sotto a quelli od altri barbari settentrionali, dall’aver durato l’imperio colá poco men che mille anni piú che a Roma. — Ma la corte trasferita a Costantinopoli finí di dar forme, costituzione orientale, asiatica, despotica, all’imperio. Diademi, vesti, eunuchi all’antico uso medo od assiro. Un praepositus sacri cubiculi e molti comites palatii e cubicularii (gran ciamberlano e ciamberlani), con altri simili per tutte le parti del palazzo, tutte dette «sacre» fino alle stalle; un magister officiorum (ministro dell’interno e dell’estero), un comes sacrarum largitionum (delle finanze), un quaestor (della legislazione e giustizia), un comes rei privatae (del tesoro del principe), due comites domesticorum (capitani delle guardie dette «scholae»). Agli eserciti furon preposti un magister utriusque militiae, e sotto esso due magistri peditum ed equitum, e sotto questi i comites, ed ultimi i duces. — E cosí, spogli d’ogni