Pagina:Balbo, Cesare – Storia d'Italia dalle origini fino ai nostri giorni, Vol. II, 1914 – BEIC 1741401.djvu/115

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delle preponderanze straniere 111

utilmente que’ due medesimi contrapesi di Francia ed Austria, e tutta Europa poi interessata a sua indipendenza, quando fosse stata stabilita. Fu timore, dubbio della sinceritá di Francia? Noi non possiamo da lungi giudicare se fosser giusti o no siffatti timori; ma la grandezza dello scopo potea valere alcuni rischi. Fu onestá, impossibilitá di conchiudere, rispettando la fede agli alleati attuali? Rispondiamo, abbassando il capo, come il giusto ateniese: non desideriamo, a costo d’un tradimento, nemmeno l’indipendenza. Del resto, io scrivo qui d’un principe, di cui, io piú di nessuno, m’allevai a venerar la memoria; scrivo d’un ministro che venero quasi un grand’avo; ma perciò appunto mi si stringe il cuore al rincrescimento, che le venerate destre non abbiano, se era rigorosamente possibile, firmata, or son cent’anni appunto in Rivoli, quella indipendenza d’Italia che non era piú stata da dodici secoli, che non fu piú nel secolo corso d’allora in poi, che tentammo noi invano pur troppo, che si ritenterá, ma Dio solo sa quando e con qual successo. Povera Italia, non avesti finor ventura! — Continuò poi re Carlo, ottimo alla guerra. Sorprese in bella fazione i nemici in Asti, ripresela [5-6 marzo 1746], e liberò la cittadella d’Alessandria [11]. I tedeschi vinsero in battaglia a Piacenza il Maillebois [16 giugno] e ricuperarono Milano, Lombardia; e quindi austriaci e piemontesi, uniti sotto il Botta italo-austriaco, rigettarono i gallo-ispani nell’Appennino e poi nell’Alpi, si presentarono a Genova, l’ebbero a patti [7 settembre] con vergogna di quel governo, e la multarono di grosse somme, e l’oppressero di tirannie e di rapine non pattuite, ma solite contro a’ vinti prostrati. Ma, addí 5 dicembre, tirando alcuni tedeschi un mortaio de’ rapiti per una via che sfondò, voller far violenza ad alcuni popolani per ritrarnelo, e dieder loro busse all’uso patrio. Sollevaronsi lí i popolani, poi di via in via in tutta la cittá. E per le vie, alle porte, alle mura combattessi ne’ giorni seguenti tra tedeschi e genovesi cittadini, aiutati a poco a poco da’ campagnuoli che accorrevano. Al glorioso dí 10 dicembre, il popolo cacciò i tedeschi dalla cittá. E tra per sé e gli aiuti di Francia e Spagna la difesero poi dagli assalti rinnovati lungo l’anno