Pagina:Balbo, Cesare – Storia d'Italia dalle origini fino ai nostri giorni, Vol. II, 1914 – BEIC 1741401.djvu/131

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delle preponderanze straniere 127


trapiantandosi altrove. Del resto, fu principe buono, amato, ma quasi compatito da sudditi e stranieri. — Finalmente, nella provincia straniera, in Lombardia, incominciaronsi le riforme, i progressi sotto l’imperio di Francesco I e di Maria Teresa. Poi, morto il primo [18 agosto 1765], e succeduto lor figliuolo Giuseppe II all’imperio, e fatto fin d’allora co-reggente degli Stati austriaci dalla madre superstite, e succeduto a questa poi nel 1780, egli fu riformatore piú ardito di tutti, principalmente nelle cose ecclesiastiche; né vi si fermò, per le supplicazioni e il viaggio a Vienna, che dicemmo, di Pio VI. Frati, monache, ecclesiastici ordinari, beni di chiesa, asili, immunitá, a tutto mise mano. Del resto, migliorò ed ordinò in codici le leggi civili, le penali e quelle di procedura; migliorò gli ordini comunali, ordinò la pubblica istruzione, protesse dotti e letterati. E cosí acquistò gran nome, fu posto in cima de’ principi riformatori ed amici di libertá da que’ contemporanei di lui, a cui pareva esser liberati, al cader di que’ privilegi signorili e religiosi che eran pur diminuzione della potenza assoluta e straniera, al livellarsi di tutto e tutti sotto questa. Il conte di Firmian fu ministro a ciò in Italia, e fece Lombardia invidiata da quegli italiani troppo numerosi sempre, i quali, non desti al sentimento dell’indipendenza, non si curan d’altro che di vivere, tranquillamente amministrati, alla giornata. — E cosí in tutto s’era progredito incontrastabilmente; i popoli godevano, i letterati lodavano; gli amici stessi di quel progresso universale, di che incominciavasi a concepir l’idea e pronunziare il nome, esultavano, speravano. E come alla fine del secolo decimoquinto, cosí alla fine di questo decimottavo, l’Italia, poco men che tutta indipendente, pareva avviata a felici destini. Ma in breve si vide una seconda volta, che non è fatto nulla quando non è fatto tutto in materia d’indipendenza; che niun progresso nazionale dura, finché non è fatto quello il quale solo è guarentigia di quanti son fatti, solo buon avviamento a quanti mancano. E si vide che tutte le vantate riforme del secolo decimottavo non erano apparecchi sufficienti a ben ricevere l’occasione che s’avanzava, l’occasione che avrebbe potuto essere d’indipendenza finalmente compiuta, che fu all’ultimo di cresciuta dipendenza.