Pagina:Balbo, Cesare – Storia d'Italia dalle origini fino ai nostri giorni, Vol. II, 1914 – BEIC 1741401.djvu/185

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delle preponderanze straniere 181

tenner conto né de’ fatti intermedi, né degli uomini, né degli interessi, né delle opinioni nuove; e fu errore incommensurabile, riconosciuto ora da tutti, salvo forse pochi sopraviventi a difendere ciò che fecero. E allora si sollevarono l’opinione, gl’interessi popolari nazionali, contro a’ principi. E fu naturale, fu giusto senza dubbio, ma fu infelicissimo, fu fatale questo alienarsi di principi e popoli italiani tra sé; e fu piú fatale quando scoppiò in congiure, che son sempre fatti immorali e pervertitori; fatalissimo quando in sollevazioni, che son fatti impotenti contro a governi forti, imprudenti contro a’ titubanti che fanno titubar tanto piú; impotentissimi e imprudentissimi in faccia a uno straniero piú interessato di gran lunga a comprimerle, che non gli stessi principi nazionali; posciaché questi, in somma, resterebber principi, e forse piú forti principi colle libertá cosí domandate, mentre i dominatori stranieri san bene di non poter rimanere dominatori nostri cosí. Questo, dico, fu un primo tempo d’errori vicendevoli di principi contro a popoli, di popoli contro a principi; tempo fatalissimo di divisioni, piú o meno simili alle consuete, vecchie, antiche ed antichissime. — Ma da alcuni anni (e s’io m’ingannassi ei sarebbe non solamente con sinceritá, ma a malgrado lo studio piú grave ond’io sia capace), da alcuni anni sembrano indubitabili due progressi: quello dei principi e governanti che vanno lentamente migliorando, secondo le opinioni de’ popoli, i loro governi; quello de’ governati che vanno lentamente smettendo le congiure e le sollevazioni contro ai principi. Noi progrediamo da una parte e dall’altra, non parmi dubbio; ma noi progrediamo da una parte e dall’altra molto, troppo lenti, non parmi dubbio nemmeno. Ciascuna delle due parti vede, dice questa lentezza dell’altra: io la dico di tutte e due; questa diversitá è tra me e l’una o l’altra parte. Ognuna vuole che incominci l’altra ad accelerare il buon moto. Ché non incomincia, come certo il può, ciascuna da sé? Sembra agli uni aver tempo libero a’ miglioramenti, agli allargamenti governativi, ad acquistarsi l’opinione universale; sembra agli altri aver tempo libero a fare e finire congiure e rivoluzioni. Ma rimarrá egli libero tal tempo?