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22 libro settimo

entrarono addí 19 novembre in Milano, ove fu posto duca Francesco Sforza ultimo figliuolo del Moro. Leon X n’udí la nuova, e morí subitamente il I dicembre seguente 1521. — Mortogli nel 1519 il nipote Lorenzo, avea riunito agli Stati della Chiesa il ducato d’Urbino. Leone era l’ultimo o penultimo discendente legittimo di Cosimo padre della patria; disputandosi se fosse legittimo o no il figliuolo dell’antico Giuliano ucciso nella congiura de’ Pazzi, Giulio or cardinale posto a governo di Firenze dopo la morte di Lorenzo, e che fu in breve papa Clemente VII. Di Leone resterebbero a narrare e disputare alcune crudeltà e perfidie contro a cardinali e signorotti. Ad ogni modo, furon poche rispetto al tempo.

6. Adriano VI, Clemente VII [1522-1534]. — Succedette Adriano VI [Florent, 9 gennaio 1522], precettor giá di Carlo V, fiammingo. ultimo papa straniero che sia stato; e santo papa che avrebbe voluto fare ciò che giá i papi tedeschi un cinquecento anni addietro, restituir la severità, la disciplina della curia romana. Ma egli non era, né aveva ad aiuto un Ildebrando; non si pose a capo dell’opinione italiana, come avean fatto que’ suoi compatrioti, e non riuscí. Bisogna vedere nel Vasari e in altre storie del tempo le disperazioni degli artisti e de’ letterati per questo che pareva loro ritorno alla barbarie. Era assente; ed intanto che giungesse, furon distrutte le opere politiche di Leon X: i La Rovere tornarono in Urbino, i Baglioni in Perugia, gli Estensi in parecchie terre lor tolte. Venne Adriano [agosto 1522], e strinsesi coll’imperatore, piú che mai signor d’Italia, posciaché i francesi erano stati sconfitti alla Bicocca [29 aprile], ed avean quindi vuotata Lombardia e Italia. Adriano intendeva, badava poco a politica; attendeva a riformar Roma, la curia. Morí ai 24 settembre 1523. Ai romani, agli artisti, ai letterati parve esser liberati. — E parve loro esser risorti, quando [18 novembre] fu eletto un nuovo Medici, il cardinal Giulio, che prese nome di Clemente VII. Arti e lettere furono riprotette, benché molto meno; per la buona ragione che Leon X vi aveva speso quanto si poteva e piú, e rimanevan poveri i successori; e per l’altra che, tra la guerra di Carlo l’e Francesco I, durata tutto il pontificato