Pagina:Balbo, Cesare – Storia d'Italia dalle origini fino ai nostri giorni, Vol. II, 1914 – BEIC 1741401.djvu/43

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

delle preponderanze straniere 39

scrivevano intanto nell’altre parti d’Italia, Bembo [1470-1547], Paolo Giovio [1483-1552]. Giambullari [1495-1564], Costanzo [1507-1591], Adriani [1513-1579], Foglietta [1518-1581], Sigonio [1520-1584], Bonfadio [m. 1550], Ammirato [1531-1601], oltre parecchi altri minori. Grandi ricchezze storiche, come si vede, e che superano di gran lunga quanto si scriveva allora fuor d’Italia; come gli storici stranieri piú liberi e piú misti a pratica superano ora noi, pur troppo. S’aggiunsero le storie pittoriche e gli altri scritti degli artisti, genere quasi esclusivamente nostro. Benvenuto Cellini [1500-1570] e Vasari [1512-1574] sono noti a tutti; piacevolissimo il primo, ma rozzo e partecipe de’ vizi dell’etá sua; scrittore semplice e sciolto il secondo, e tutto inteso a ciò che narra e tratta, senza pretese né imitazioni pedanti (salvo in alcuni proemi che non son di lui); ondeché gli scritti suoi rimangono de’ piú eleganti di nostra lingua. E insieme con quelli di Leonardo da Vinci, sono poi un vero tesoro di tradizioni artistiche di quel secolo aureo dell’arti.

10. Continua. — Né furono meno numerosi o meno splendidi i poeti. Primo senza contrasto Ludovico Ariosto [1474-1533], un vero incantatore, che toglieva sé e toglie noi al tristo mondo reale per portarci in uno imaginario e tutto ridente; precursore di Walter Scott per le eleganze, di Cervantes, Molière e La Fontaine per quel celiar semplice, non amaro, quel celiar per celiare, che essi quattro intesero sopra ogni altro di qualunque tempo o paese. Né gli mancò il ridere utile, correttor di vizi; scrisse comedie e satire; ma fu minore in queste; la sua natura era indulgente, od anche indifferente. Non accrebbe, è vero, come Dante, il tesoro de’ pensieri nazionali; ma oltre all’utilità letteraria, una morale e politica è forse nelle eleganze che salvano da bassezza, dalla quale le nostre lettere, e massime le facete, non si salvarono sovente. Ad ogni modo, sommo in suo genere, sovrasta alla severità della critica. — E gran celiatore, ma quanto minore! fu il Berni [-1536]. E minori gli altri poeti (prosatori pure), Rucellai [1449-1514], Sannazzaro [1458-1530], Bibbiena [1470-1520], Trissino [1478-1550], Guidiccioni [1480-1541], Molza [1489-1544], Bernardo Tasso [1493-1569], Alamanni