Pagina:Balbo, Cesare – Storia d'Italia dalle origini fino ai nostri giorni, Vol. II, 1914 – BEIC 1741401.djvu/93

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delle preponderanze straniere 89

Allegri [1640], Scarlatti [1650-1725]. Il famoso Miserere della cappella pontificia è dell’Allegri. Né questo fu tuttavia il secolo d’oro della musica italiana. Giá l’accennammo, fu riservata siffatta consolazione, qualunque sia, ai nostri dí.

22. Gl’italiani fuor d’Italia. — Né lasceremo questi tempi senza fermarci a una gloria italiana giá antica, ma che si moltiplicò in essi senza paragone. Fu accennato da noi in altro scritto (ed era contemporaneamente, piú che accennato, fatto in gran parte dal Ricotti): una storia intiera, e magnifica, e peculiare all’Italia, sarebbe a fare degli italiani fuor d’Italia. Tutte le nazioni senza dubbio ebbero fuorusciti volontari o no: ma niuna cosí numerosi o cosí grandi come la nostra. Si potrebbe incominciare quella storia da Paolo Diacono, lo storico di sua gente caduta, in corte a Carlomagno; e continuar poi, non solamente con quegli oscuri e innominati mercatanti italiani che estesero l’industria e il commercio in tutta Europa e vi furon noti sotto nome di «lombardi», ma coi nomi di molte famiglie che cacciate dalle nostre discordie e nostre invidie repubblicane portarono fuori (in Avignone e Provenza principalmente) quei nomi giá illustri nella loro prima patria, diventati grandi alcuni nella seconda. E verrebbero insieme o poi i grandissimi nomi di Gregorio VII, Lanfranco, Pier Lombardo, sant’Anselmo, san Tommaso, san Bonaventura e Marco Polo; e quelli di tutti e tre i padri di nostra lingua, Dante, Petrarca e Boccaccio; e Cristina da Pizzano e il Poggio e l’Alciato; e il sommo Colombo, ed Amerigo, e i Cabotti, ed altri che portarono fuori l’operositá italiana, ai tempi che ella si potea sfogare addentro sotto l’ombra di quel che v’era d’indipendenza e di libertá. — Ma cadute queste, l’operositá italiana si portò, proruppe, si sfogò fuori in tutti i modi, in quasi tutti i paesi d’Europa. Guerrieri di terra e di mare, uomini di Stato e di Chiesa, artisti, scrittori, onorandi molti, miserandi quasi tutti, fecondarono di loro opere e di lor sangue le terre straniere. Due Strozzi, Piero [1510-1558] e Leone [-1554], fuggirono da’ Medici di Firenze e servirono Francia, dove il primo fu poi maresciallo, e il secondo grand’uomo di mare; ed ebbero e lasciarono numeroso séguito di