Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1910, I.djvu/229

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226 parte prima

appresso aveva non era Ferrante, ma Bernardino, si teneva per disfatta e la piú dolente femina che mai fosse, e maladiva quella strega de la Menica, perciò che se ella non fosse stata in camera ella averebbe dato a l’arme e gridato, a ciò che la madonna avesse potuto conoscere che ella di cotal inganno non ci aveva una colpa al mondo. Doleva a madonna Lucrezia grandemente a quel modo esser beffata, ma d’invidia e di gelosia ardendo, non poteva sofferire che la ribalda de la fante il suo caro Bernardino si godesse e tutta notte ne le braccia tenesse. E questo verme era quello che piú d’ogn’altra cosa il core le rodeva. Ma lasciamo che queste donne se ne stiano un poco parte in pena e parte in gioia, perché esser non può che negli abbracciamenti ed amorosi baci non sentissero alcun poco di piacere. Bernardino, non molto dopo i fratelli, uscí con Ferrante di casa e ne l’orto entrò, ove stette buona pezza scordatosi che la Pasqua detto gli avesse che per lui non poteva venire. Era giá passato gran pezzo di notte e molte fiate Bernardino s’era adirato contra la Pasqua, ed il medesimo faceva Ferrante. Sovvenuto poi a Bernardino de le parole de la Pasqua, le disse a Ferrante, e deliberarono andar a vedere se la camera de le donne era aperta, e trovatola fermata pensarono che alcun accidente fosse sopravenuto. Onde tornarono indietro e passando per il giardino ebbero veduto i panni dei fratelli e la scala. Alora disse Bernardino: — Ecco leali femine, fidati di loro. Io amavo piú costei che la vita mia, e per amor di quella mi sono astenuto a Vinegia e qui da mille trastulli amorosi che mi averei potuto prendere. Or sia con Dio. Non sará per l’avvenire piú femina che m’inganni, perché di loro con il pegno in mano non mi fiderei mai piú. — Se Bernardino si lamentava e diceva mal de le donne, io vi so dire che Ferrante non si teneva la lingua fra i denti, e diceva mal e peggio, essortando il padrone a darsi buon tempo e vita chiara con quante donne gli venivano a le mani. — Che credete voi, — diceva egli — che questa sia la prima che queste feminaccie ci hanno fatta? Egli non è la prima e meno sará l’ultima, perché vogliono tanti uomini quanti ne ponno avere, e mai non sono né sazie né stracche. — Ed essendo tutti dui di fellone