Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, IV.djvu/176

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IL BANDELLO

al gentilissimo

messer sigismondo olivo


Chi con dritto pensiero considera 1 ’instabilitá de le cose mondane conoscerá di leggero che l’uomo di rado ha piacer alcuno che lungamente duri, e non è dolce alcuno in questa nostra vita ove fortuna avversa non ineschi de l’amarezze, che ella suole tutto il di dare a chi punto in lei si confida. Il che è manife- festissimo argomento che di sotto al globo lunare non è cosa stabile, e perciò che in queste basse cose non si può trovar la nostra felicitá, ma che ella è ai buoni dal nostro signor Iddio colá su ne l’empireo cielo apparecchiata. Nondimeno noi ci lasciamo cosí abbagliare da le apparenti dolcezze che crediamo esser vere, massimamente ne le cose amorose, che noi, ingannati da quelle, ci lasciamo trasportare a mille inconvenienti e bene spesso a miserabil morte. E di simil errori tutto il di n'ac- cadeno assai essempi, come nuovamente a Bruggia di Fiandra è avvenuto, secondo che questi di messer Niccolò Nettoli mer- cadante fiorentino, che lungo tempo in Fiandra ha negoziato, in una buona compagnia con una novella dimostrò. La quale io, avendola scritta, vi mando e dono, a ciò veggiate che di voi sono ricordevole, e medesimamente del magnifico vostro fratello il capitano Gian Battista Olivo, al quale desidero questa esser commune. State sano.