Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, IV.djvu/254

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NOVELLA XIX 251 piangendo e sospirando consumò, ma più altri ancora, contino- valido ne la sua malinconia e nel dirotto lacrimare, perseverò senza ricever consolazione alcuna, che il cibo e il sonno per¬ dutone, per debolezza fu costrettp a mettersi a letto. Vennero chiamati i medici a visitarlo, i quali per cosa che si facessero, perché egli la cagione del suo male non voleva scoprire, già mai non s’apposero al vero de la infermità di quello. Solamente, trovando la vertù naturale molto deietta e prostrata, attesero con loro argomenti e rimedi a ristorare le perdute forze. Ma quanto a fortificare il corpo attendevano, tanto l’animo s’avvi¬ liva, e il povero amante tuttavia peggiorava. Aveva Mondo una serva nata in Alessandria d'Egitto, che egli altre volte per ¡schiava comperata aveva, e poco avanti, trovandosi da lei ben servito, era da lui stata fatta libera e tuttavia se ne dimorava in casa. Ella, che il padrone sommamente amava e lo vedeva si gravemente infermo, prendeva del male di lui affanno grandis¬ simo e molto se ne doleva, standogli a torno di giorno e di notte, servendolo con tanto amore come se le fosse stato figliuolo. E non si partendo quasi mai da lui e tuttavia veggendelo pian¬ gere e sospirare, s’ingegnava a la meglio che poteva e sapeva di confortarlo con ogni sollecitudine e cura, pregandolo che la cagione de la sua infermità e malinconia le volesse discoprire. Pareva pure a la donna che il male del suo padrone procedesse da passione d'animo e da mala contentezza di core, e che il miglior rimedio che dare se gli potesse era allegrarlo, ma che questa era cosa difficile a fare, se la cagione de la malinconia non si sapeva. Per questo ella non cessava, con tutti quei modi che più a proposito le parevano, di pregarlo e supplicarlo che di lei si volesse fidare, come di serva fedelissima che gli era, e discoprirle l'affanno suo, perché in tutto quello che per lei fare si potesse, ella non mancherebbe già mai d’usar tutto l’in¬ gegno suo e le sue forze per aiutarlo e dargli alcuno rimedio. E più e più volte di questo lo pregò ed astrinse molto afiet- tuosamente. A le preghiere de la donna il giovine innamorato e infermo, che quella sempre aveva ¡sperimentata leale, amore¬ vole e fedele, si prepose l’amore e la sua passione manifestarle,