Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, IV.djvu/255

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252 PARTE TERZA ancora che in questo caso poco soccorso da lei sperasse. Fat¬ tosi adunque da capo, con lagrime e pietosa voce tutta l’istoria del suo amore con Paolina le discoperse, assicurandola che aven¬ dola ritrovata si ritrosa e superba, deliberato s’era di morire, parendogli esser assai minor pena sofferir la morte che restar in vita con si fiere ed acerbe passioni e con la disgrazia di colei che tanto amava. Pertanto la pregava che a nessuno questo suo amore manifestasse. La donna, udendo che la moglie di Saturnino era potissima cagione de la morte del suo signore, s’ingegnò a la meglio che puoté di confortarlo ed essortarlo a far buon animo e attendere a sanarsi, mettendo ogni altra cosa da canto, dicendogli che al tutto si trovava rimedio, pure che si conservasse la vita. Soggiunse poi ella che vederebbe pure di ritrovar alcuno compenso a ciò che egli conseguisse l’intento suo, e che molto non tarderebbe a recargli alcuna buona no¬ vella. Di questa speranza che gli dava la donna mostrò Mondo molto d'appagarsi, e le disse che farebbe ogni cosa per guarire, ma che ella non mancasse di servargli la promessa. Era la donna, come s’è detto, d’Egitto ed aveva grandissima consue¬ tudine con alcuni sacerdoti egizi clic in Roma servivano al tempio de la dea Iside, fatta condurre da le parti de l’Egitto a Roma. Quando io penso a le faccende e a le gloriose opere fatte da’ ro¬ mani prima che quella loro república fosse occupata da la tiran¬ nide di Giulio Cesare perpetuo dittatore, e agli atti particolari di molti cittadini, io resto pieno di meravigliosa ammirazione e non posso se non giudicare che fossero savi e prudentissimi. Ma quando poi rivolgo il mio pensiero a le cose de la religione e a la moltitudine dei dèi che adoravano e ai dèi nuovi che tutto il di portavano di questa e quella città, che non erano perciò altro che un pezzo di legno o di pietra in alcuna effigie fabricato, io rimango stupido né so che mi dire, parendomi pure che fossero di poco giudicio a credere che uomini mortali e femine impudiche acquistassero alcuna divinità. È ben vero che non si può se non sommamente lodare la religione e la rive¬ renza ed osservanza di quella, che era per l’ordinario in tutti i romani, come chiaramente si vede negli annali ed istorie