Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, IV.djvu/55

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PARTE SECONDA loro di feste e giuochi ogni trastullo che fosse possibile. Poi liberamente tutti lasciò ritornar a casa ed aiutò Alfonso a ricu¬ perar il regno di Napoli. Fu anco meravigliosamente celebrato il magno Lorenzo Medici, padre di Lione decimo sommo pon¬ tefice, il quale fu moderatore e capo sapientissimo de la repú¬ blica fiorentina e quella con tanta riputazione sempre resse. Aveva Ferrando vecchio di Ragona re di Napoli con papa Sisto quarto fatta collegazione per levar in ogni modo Lorenzo de’ Me¬ dici dal governo di Firenze. E messosi un grosso essercito in¬ sieme col quale fu -assalita la Toscana, ed avendo già occupate molte terre e castella del dominio dei fiorentini, Alfonso duca di Calabria con astuzia e favore d’alcuni cittadini era con parte de l’essercito entrato in Siena, tuttavia guerreggiando i fiorentini. Lorenzo, che si vedeva abbandonato da' veneziani e da Milano non ¡sperava poter esser soccorso per la morte del duca Ga¬ leazzo Sforza e discordia dei governatori del pupillo, poi che molti pensieri ebbe fatto per liberar la patria, deliberò, poi che i nemici dicevano non ricercar altro se non che Lorenzo non governasse, andar egli in persona a Napoli a ritrovar Ferrando. E messo in Firenze quell’ordine che gli parve il meglio, andò giù per l'Arno a Pisa, ove, preso un bregantino, navigò a Napoli Giunto quivi con prospera navigazione e smontato in terra, se n’andò di lungo, senza dar indugio al fatto, a trovar nel castello il re Ferrando, al quale, trovatolo in sala con i suoi baroni, fece la convenevol riverenza e gli disse: — Sacro re, io son Lorenzo de’ Medici, venuto al tuo cospetto come a tribunale giustissimo, e ti supplico che degni prestarmi grata udienza. — Ferrando si riempi d’estremo stupore al nome di Lorenzo Me¬ dici e non poteva imaginarsi come egli fosse stato oso venirgli a 1’improviso, senza salvocondutto né sicurezza veruna, ne le mani. Tuttavia, mosso da non so che, lo ricevette umanamente e, ritiratosi ad una finestra, li disse che parlasse quanto voleva, ché pazientemente l’ascolterebbe. Era il magno Lorenzo non solamente di varie scienze dotato, ma era bel parlatore ed elo¬ quentissimo. Di tale adunque maniera propose il caso suo al re e si bene gli seppe le ragioni sue dimostrare, che avendo