Pagina:Bandello - Novelle. 4, 1853.djvu/228

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230 parte quarta

monell’avesse anciso, le’ piaghe stilleriano sangue. Ma questa opinione è poco vera; e tanto più nel proposito nostro, quanto che già in quel corpo non ci era ri in a so più sangue. Fu interrogato il Turchi se conosceva di chi fosse stato quel corpo, e rispose che li pareva quello del-Deodati. Congregato il lor consiglio, i giudici disputarono ciò che era da fare circa il Turchi, e se potevano darli tormenti, o no. E 1 essendo vari di opinioni, procedevano lentamente, parendo a molti che non ci fosse indiciò alla tortura. E andando il fatto alquanto in lungo, Giulio, che era in Aquisgrana. si deliberò mandare un messo in Anversa, sì per avvisare il Turchi dove era. e si ancora per farsi portare alcuni panni che teneva in Anversa in casa di una meretrice sua dimestica. Onde scrisse a Simone come era in Aquisgrana. e che se era interrogato della morte di Geronimo, rispondesse che nulla ne sapeva; e che essendo il corpo trovato nel suo giardino, fermamente credeva che Giulio fosse stato il malfattore; delche il fuggire di lui ne dava indicio apertissimo. Fatta questa lettera, informò un contadino, come si dovea governare a trovare il Turchi, e lo mandò in Anversa. Andò il contadino, e scordatosi il nome del Turchi, nè sapendo leggere, ed investigando di quello ] nonsooome, nominò Giulio Romagnuolo. E perchè si diceva per tutto che il Romagnuolo aveva assassinato il Deodati, vi fu un borghèse dimestico del giudice criminale, il quale condusse il contadino a casa il giudice. Quivi il povero uomo esaminato, diede la lettera al giudice, che portava al Turchi. Letta il giudice la lettera, e tornato di nuovo ad esaminare Simone, lo fece porre al tormento. Ma lo scellerato Turchi, secondo che era stato animoso a far morire Geronimo, piagnendo come uno sferzato fanciullo, il suo assassinamento, senza aspettar tortura, timidissimamente confessò. Fatto il giuridico processò, e dal reo ratificato, fu data la definitiva sentenza; e fa il Turchi condannato ad essere arso pubblicamente su la piazza d’Anversa a fuoco picciolo e lento. Inteso che ebbe lo sciagurato Turchi la crudelissima morte che doveva solferire, stette buona pezza come di sè fuora, e quasi come disperalo non si sapeva disporre a morire, e pur sapeva essere necessario che in breve morisse. Li fu mandato (per disporlo a confessarsi, o pazientemente sofferire la meritata morte in parte di soddisfazione de’ suoi peccati, per la virtù della passione del nostro Redentore), li fu, dico, mandato un frate di San Francesco, italiano, uomo di bonissimi costumi e moltoeloquente. Egli con l’aita del nostro Signor Iddio li predico di modo, e sì ferventemente l’esortò, che il povero Turchi si confessò gene-