Pagina:Barrili - Come un sogno, Milano, Treves, 1889.djvu/184

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attendere sul marciapiede della stazione l’arrivo del treno. Aspettavo un amico, s’intende; e che amico! Poi, c’era da riscontrare l’arrivo delle nostre valigie, domandate la mattina per telegrafo alla stazione di Bologna.

Da forse quindici minuti facevo le volte del leone su quella breve lista d’asfalto, quando un suono lontano di corno e subito dopo il fischio della vaporiera annunziarono l’arrivo del treno. Io mi piantai nel mezzo, in prossimità del fanale, per modo che la luce mi desse sul volto e mi facesse scorgere più presto al viaggiatore aspettato.

Ma fu vana sollecitudine e aspettazione più vana. Nessuno discese. Discesero bensì le nostre valigie, che io, non sapendo lì per lì come spiegarne il ritorno alla mia compagna di viaggio, lasciai in custodia al capostazione, dicendogli che le avremmo ritirate, o fatte tornare con noi a Bologna il mattino seguente.