Pagina:Barrili - I rossi e i neri Vol.2, Milano, Treves, 1906.djvu/132

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— E voi sfidereste lo scherno dell’universale, voi che ora paventate l’orecchio di un servo, che potrebbe passare in questo mentre dall’anticamera? Non avevate paura! Siete balzata contro di me, in atto di minaccia! Eccolo, il vostro coraggio, dove vi ha tratta, e come presto vi manca! —

La marchesa, ridotta allo stremo, s’era lasciata cadere come corpo morto su d’una scranna.

— Bisognerà pure che la fanciulla si faccia monaca! — proseguì spietatamente Bonaventura. — Sua madre non può arrossire per lei, non può dire oggi, manifestare in un giorno, ciò che ha nascosto gelosamente vent’anni, ciò che non può confessare, nè lasciarsi dire, a fronte alta, dall’uomo che, solo al mondo, conosce il suo segreto, dall’uomo che l’ha spiata giorno per giorno, seguita fedelmente come l’ombra il corpo. Il mondo è crudele, colle sue leggi; ma noi gliele abbiamo insegnate, e dobbiamo a nostra volta subirle. Mostrare i suoi falli, brutta cosa! Sono sciocchezze, lo so; l’amore si ride di certi nomi con cui si tenta avvilirlo, e dacchè mondo è mondo la infamia del nome non ha frenato mai gl’impeti dell’affetto prepotente. E tuttavia, voi lo sapete, marchesa di Priamar, si nasconde questo amore come un delitto; peggio ancora, come una vergogna. Si viola la legge, perchè è esorbitante; ma si rispetta, nascondendo la violazione. Non si vuole arrossire. Che direbbe la gente? Sapete la gran novità? Quella fanciulla, di cui non si sapeva l’origine, era sua figlia. Sì, davvero. Narrate; ha da esser sugosa, la storia. Sicuro! c’è di mezzo un amore antico, che nemmeno l’aria aveva a risaperlo; ma il diavolo, che fa le pentole, non sa fare i coperchi. Già, ci vuol pazienza; siam tutti fragili; ogni merce ha il suo calo, e la marchesa di Priamar, la Lilla, ci aveva pure il suo caro segreto. Tutte così, queste gran dame, che dànno la battuta alla plebe; più alte sono, e più cascano! E lei, anche lei come tutte le altre! Questa è ghiotta davvero; la racconterò in conversazione stasera. —

La marchesa si contorceva sotto quella scossa di sarcasmi feroci.

— Oh, la mia povera figlia! — gridò ella, perduta, tendendo le palme al suo flagellatore. — Pietà, Bonaventura, amico mio da tanti anni! Non avete voi cuore? Pietà, ve ne supplico a mani giunte! Debbo io abbracciare le vostre ginocchia! — proseguì ella, spiccandosi con impeto disperato dalla scranna. — Pietà, non per me, per mia figlia! Io l’amo. Alla sua vista ho sentito il mio seno commuoversi tutto,