Pagina:Barrili - I rossi e i neri Vol.2, Milano, Treves, 1906.djvu/204

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messi in opera tutti i più sottili accorgimenti, tutte le più audaci invenzioni.

E detto di Maria, e dell’amore purissimo ch’egli argomentava esser nato tra lei e Lorenzo, narrò ancora della cassettina d’ebano e (poichè non si poteva tacerlo) della marchesa di Priamar, de’ suoi amori infelici, della colpa nascosta, del pentimento, della vita religiosa a cui s’era data. Sapeva ella che la giovinetta da lei condotta in San Silvestro fosse sua figlia? Lo Spagnuolo di cui parlavano le lettere di Lilla a Paris Montalto, e che in quel carteggio appariva come un amante disprezzato di Lilla, indi si scorgeva ascritto alla compagnia di Gesù, tornato a Genova ed entrato come consigliere in casa Priamar, era forse Bonaventura? Il sospetto era balenato a Lorenzo, ne’ suoi dolorosi ozi della Montalda. Ora, se quel sospetto era fondato, molte cose si chiarivano in un punto; in tutta quella trama del Gallegos era da vedersi una tarda vendetta amorosa.

E qui, partitamente esposta ogni cosa, sottilmente indagate le fila di quella gran tela ordita dalla parte nemica, il Giuliani narrò ciò che avevano fatto, lui auspice, i Templarii; come, aiutati dalle confessioni del povero Michele, fossero andati sull’orma dei tristi; come i ricordi e le necessarie rivelazioni di Lorenzo li avessero aiutati a trovare il bandolo della matassa, e con quali artifizi fossero andati oltre, di scoperta in scoperta; come finalmente avessero immaginato di strappar la fanciulla dalla sua prigionia.

Non è a dire con quanta attenzione il duca di Feira ascoltasse il racconto del Giuliani. Molto sapeva dalle confidenze di Lorenzo; ma l’ordito di quella congiura non si era mai svolto in tutta la sua paurosa ampiezza, come allora, sotto gli occhi di lui. E tuttavia non diè segno di maraviglia; nulla pareva giungergli nuovo. A vederlo, mentre seguiva il filo della narrazione, e mentre crollava il capo in atto di conscia sollecitudine, ad ogni nuovo fatto che il narratore accennava, si sarebbe detto ch’egli fosse vissuto da lunga mano a Genova; che i personaggi del triste dramma fossero sue vecchie conoscenze; che avesse in pratica il Gallegos, la marchesa Lilla, il Vitali, i Montalto della vecchia generazione, e non gli fosse ignoto Aloise.

Quest’ultima nota va fatta, perchè, all’udire il nome del giovine Montalto, il suo volto s’era di subito rannuvolato. Chiesto più particolarmente di lui, volle sapere che giovine fosse, quale la tempra dell’animo, quali i diportamenti, e parve molto dubbioso, incredulo quasi, allorquando il Giuliani