Pagina:Barrili - I rossi e i neri Vol.2, Milano, Treves, 1906.djvu/251

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per qualche urgente bisogna domestica, e quando tornerà, sarà molto meravigliata di sapere il gran caso che Ella ne ha fatto. Ma ecco il servitore; orbene?

- Il fabbro ferraio è in anticamera, coi suoi ordigni, che aspetta; - rispose il servitore, giunto allora, a cui era rivolta l’ultima parola del marchese Antoniotto.

- Andiamo, dunque, andiamo! - gridò Bonaventura, balzando dalla seggiola e correndo all’uscio, con un piglio da spiritato.

Vedendo in che stato si fosse il suo riveritissimo amico, il marchese Antoniotto si degnò di accompagnarlo, ed ambedue uscirono sulle scale, seguiti dal fabbro ferraio che li aspettava coi ferri del mestiere tra mani, e dal servitore che portava una lucerna per rischiarare la via.

Ma in quella che muovevano i primi passi per salire al a di sopra, un nuovo personaggio comparve sul pianerottolo. Era il Collini.

- Padre, - diss’egli a Bonaventura, mentre faceva un profondo inchino al marchese Antoniotto, - son già venuto due volte a cercarvi.

- Torno adesso; - gli rispose brevemente il gesuita.

- Ho a parlarvi di cose gravi; - aggiunse sommesso il Collini. - Un caso strano, inaudito.

- Più tardi, più tardi, - gli aveva già detto Bonaventura; senonchè alle ultime parole del discepolo si fermò, ed aggiunse, - che cosa?

- Le cambiali sono state pagate.

- Ah! che dite voi mai?

- Sì, pagate stamane dal banco Teirasca. La vendetta m’è sfuggita pur troppo! -

Bonaventura fu colto da un capogiro, per modo che dovette aggrapparsi alla ringhiera, e un grido gli sfuggì dalle labbra.

- Che c’è? - dimandò, voltandosi indietro, il marchese Antoniotto, che già li aveva preceduti su per le scale.

- Nulla! - rispose il gesuita, scuotendo il capo, come per liberarsi da quella oppressura. - Presto, presto, signor marchese! apriamo quell’uscio! che io entri in casa mia.... che io m’assicuri!... -

E barcollando a guisa d’ubbriaco, salì le scale, dietro al Torre Vivaldi, al suo servitore e all’artigiano che doveva aprir l’uscio e dargli il passo alla sua camera da studio.

Senza capir nulla di quel tramestìo, il Collini seguì la comitiva su per le scale; ma all’affanno di Bonaventura, all’affaccendarsi del marchese Antoniotto, intese che c’era un