Pagina:Barrili - La legge Oppia, Genova, Andrea Moretti, 1873.djvu/102

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98 la legge oppia

Valerio

Si comincierà da un elogio alla gravità dell’uomo ed alla sua grande autorità, che mette in pensiero chiunque abbia a trovarseli contro. E ciò sarà giusto.

Catone

(con impazienza)

Concedo; va innanzi!

Valerio

Poi, si potrà continuare a un dipresso così:... «Ma egli, il Console, ha consumato molto più parole nel biasimar le matrone, che nello sconfortar la proposta. Ha chiamato questo fatto una sedizione di donne; una sedizione, perchè elleno han chiesto di rivocare, or che la Repubblica è prospera e forte, una legge fatta per tempi infelici e difficili? Sedizione! La parola è grave; ma io non vedo il fatto che la richieda. Son venute fuori, a impacciarsi della cosa pubblica, tu dici. Orbene, quante volte non hanno esse adoperato del pari? Volgerò contro te le storie mirabili che tu hai scritto, o Catone. Impara da esse quante volte siano le donne uscite fuori, e sempre per benefizio pubblico». E qui ti si citano le spose sabine, che fecero posare la guerra tra padri e mariti; le matrone, condotte da Veturia al campo di Coriolano; le donne d’ogni condizione, che diedero tutti i loro ornamenti per riscattar la città dal furore dei Galli; le vedove che sovvennero del loro danaro l’erario, nella guerra coi Cartaginesi; la processione femminile, da Roma al mare, per ricevere il simulacro