Pagina:Barzini - Dal Trentino al Carso, 1917.djvu/194

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184 il san michele espugnato

mifero acceso in fretta fa scorgere a terra delle forme nere che guizzano, enormi topi da trincea.


Entrati nel dedalo immenso dei trinceramenti si perde la strada. Quando si vuol riuscire non ci si orizzonta più facilmente. Si è prigionieri di quella favolosa devastazione macabra, che pare si allarghi, che non possa aver fine, e la solitudine pesa. Di tanto in tanto delle granate nemiche arrivano rombando, dirette forse su San Martino e che cadono invece sul San Michele quasi per abitudine. Tira da così lontano il nemico ora!

Ad un rialzo del terreno ci si ritrova. Si riconosce la Sella, e il villaggio di San Martino un poco più oltre; un cumulo di sassi grigi con dei piccoli mozziconi di muro anneriti dalle fiamme. E più lontano, a levante, il profilo del Monte Pecinka, al di là del Vallone, dove l’attacco nostro adesso si sviluppa.

Il Pecinka non conosce la guerra, e porta intatti i suoi boschi e i suoi prati, l’abito di pace. Per combattere i monti si spogliano come gli atleti. Speriamo bene che il Pecinka non ne abbia il tempo. Si vede verso la cima un villaggio oscuro fra gli alberi: Lokvica. Un altro a mezza costa, più grande: Oppacchiasella. Delle grosse granate vi scoppiano. Il villaggio s’incendia. Continua al sud il bombarda-