Pagina:Barzini - La metà del mondo vista da un'automobile, Milano, Hoepli, 1908.djvu/214

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168 capitolo viii.


momento, un abbandono e un’incoscienza inelluttabili. Si piomba in un delirio quieto e inerte. L’occhio si fissa senza comprendere. Ogni cosa perde il suo significato e il suo valore. Ricordo d’aver guardato per un tempo indeterminabile il turbinare d’una ruota, la cui larga pneumatica mi pareva una cateratta grigia precipitosa, eguale, eterna, che esercitava su me l’attrazione d’un vortice. E la terra ai miei piedi scorreva come quei fiumi strani e paurosi che attraversano i nostri sogni nella febbre. Ad un certo punto tutto mi apparve velato, confuso, fuggente. Una cosa sola comprendevo: che ero in pericolo di cadere. V’era una piccola parte di me che vigilava; nella coscienza offuscata vegliava l’istinto come una sentinella, e mi gridava l’allarmi. Ma non potevo ascoltarlo. Sentivo che cadevo, e mi lasciavo andare, mi rassegnavo dolcemente.... Più d’una volta una mano mi ha afferrato con energia alla spalla, e ho udito la voce di Borghese gridarmi:

— Stia attento! Mi pareva che cadesse!

Ed io, pronto, con la vergogna di chi è sorpreso ubbriaco:

— No no, non c’è pericolo.

La montagna riapparve improvvisamente. Era ad una quindicina di chilometri da noi. Pareva composta da un blocco gigantesco di pietra dalle pareti a picco, dritto sopra una collina formata forse dai detriti dello scoglio. Evidentemente la gran serie di piani e di alture che avevamo allora attraversato formava nell’insieme una vasta avvallatura, un’immensa cavità, un gobi, e questo ci aveva impedito di rivedere la montagna di Tuerin dopo la sua prima apparizione lontana. A mano a mano che si avvicinava essa diveniva più strana.

Non era un solo blocco di pietra; era un gruppo di scogliere, un ammasso di roccie, una colonia di rupi, qualche cosa come un immenso obo eretto dal fervore religioso d’un popolo di titani. Tre quarti d’ora dopo c’internavamo fra macigni e massi in una regione fantastica.

Salivamo le balze della collina intravvista, dominata dai profili bizzarri e paurosi delle roccie. Avevamo l’impressione d’essere